FORASACCHI: UNA INSIDIA PER I NOSTRI ANIMALI

Durante il periodo dell’anno che va dalla tarda primavera all’estate inoltrata (a seconda delle condizioni climatiche), crescono delle piante graminacee conosciute comunemente come “Forasacchi”, il cui nome scientifico è “Bromus Hordaceus”, o “Bromus Ramosus”.
Tali vegetali sono comuni in molti campi e giardini, sia in campagna che in molte aree urbane (aiuole pubbliche, parchi comunali, greti di fiumi ecc…) e diventano un pericolo quando la parte terminale della pianta (“spiga”), ormai secca o appena falciata, cade sul terreno.

Le spighe, per la loro particolare forma fisica (forma lanceolata, presenza di peluria uncinante e apertura ad ombrello), tendono a penetrare facilmente in molte cavità corporee (naso, bocca, orecchie, occhi…..) e nella cute, andando sempre più in profondità.

Gli animali spesso vengono portati in Clinica dopo avere fatto un po’ di attività fisica in “aree verdi”, con dei sintomi abbastanza tipici a seconda del sito in cui il corpo estraneo è penetrato ed il sintomo è ciò che aiuta ad ‘individuare il problema.

Quando l’arista della graminacea penetra nel condotto auricolare, il sintomo immediato è un forte scuotimento della testa accompagnato, talvolta, da sfregamenti dell’orecchio interessato contro oggetti e/o a terra, oppure da tentativi di grattamento con gli arti; in una seconda fase (più tardiva) l’animale tende a tenere il capo in posizione inclinata verso il lato dell’orecchio dolente.

Se il forasacchi viene inalato, il sintomo principale è caratterizzato da starnuti persistenti ed intensi, ripetuti sfregamenti del muso e, frequentemente, perdita di sangue da una narice (rinorragia). Alcuni cani possono però eliminare la spiga con uno starnuto (raramente e se penetrato solo superficialmente) o deglutirlo. In questo caso i sintomi tendono a scemare nelle ore successive.
Purtroppo l’unico modo che il veterinario ha per escludere o confermare la presenza del corpo estraneo, e quindi rimuoverlo, è quello di eseguire un’ispezione delle narici in sedazione.

Non meno frequenti sono le penetrazioni nel sacco congiuntivale dell’occhio ( più frequenti nei gatti) o nella cute, specialmente nello spazio interdigitale.

Una menzione a parte merita la localizzazione bronchiale, forse la più temuta: i vegetali, in questo
caso, vengono introdotti attraverso il cavo orale e, attraversata la trachea, si incastrano tra le pareti di un bronco. Qui possono permanere per diversi mesi creando una grave infezione delle vie respiratorie fino a causare degli ascessi. Con il passare del tempo, i forasacchi possono bucare il tessuto polmonare e migrare in altri distretti, causando ulteriori infezioni e rendendo difficoltosa la sua rimozione.
Il sintomo classico è la tosse, forte, persistente e cupa.
La difficoltà maggiore in questi casi è distinguere una tosse di origine infettiva (batterica o virale) da una tosse da corpo estraneo.

Dopo un primo approccio medico (trattamento del soggetto con antibiotici specifici), non rimane altro che accertare la presenza o meno del corpo estraneo, in anestesia generale, con l’ausilio di un endoscopio a fibre ottiche, con lo scopo di rimuoverlo.

Sfortunatamente, a parte evitare i luoghi ove sono presenti queste piante, nessun accorgimento messo in atto dai proprietari è in grado di prevenire questi “incidenti”.